La mia sfavillante carriera da job-hunter è cominciata alla fine del 2007. 93 candidature spontanee, 84 online applications, 31 richieste di collaborazione e ben 43 offerte di forza lavoro per catering e manovalanza varia. Mandare curriculum e lettere motivazionali, ognuna scritta ad hoc a seconda del bersaglio, significa UNA VALANGA DI TEMPO. Facendo un rapido calcolo incredibilmente approssimativo, direi che il tempo che ho passato a propormi come collaboratrice > dipendente > apprendista > stagista > schiava (a calare) è di circa un mese filato, senza dormire, senza mangiare e senza fare la pipì. Anzi, sono esattamente 31 virgola 375 giorni pari a 750 ore circa. Sì perche ogni lettera motivazionale è customizzata, ogni cv rimpolpato e sfoltito nei punti giusti, ogni form online ti chiede quanti peli hai sotto le ascelle, quanto prendesti al compito di geografia di quarta elementare e l’analisi swot della tua personalità nella vita precedente, in 5 righe.

Le application sono una vera e propria maledizione. Un incubo che perseguita chiunque, a tutti i livelli professionali e di istruzione. Chi è stato toccato dal malocchio dell’application  lo si riconosce subito perche inizia ad usare il verbo applicare in modo intransitivo o quantomeno in modo totalmente campato in aria (vedi “ho applicato un mese fa”, “Non sognarti di applicare per il mio stesso semestre, i posti sono pochissimi. Applica al prossimo giro!”).

Chi fa parte della “generazione Erasmus” solitamente compila la prima application form a 21 anni e poi non smette più: applica per lo stage, per il rimborso, per il concorso, per la vacanza studio, per il corso di ungherese, per il tirocinio del ministero, per la sostituzione all’asilo, per il week-end di promozione Conad, per il servizio civile, per un turno al doposcuola, per fare il volontario e per un voucher di 6 euro riservato ai figli dei salumieri residenti in zone sismiche da spendere in biglietti del pullman urbano.

Applicare online richiede tempo, energie, perseveranza e senso dell’umorismo, non per compilare i campi ma per non buttarsi giù quando, dopo ben due ore di “battitura - tab - battitura – tab”, si verifica una o più di una delle seguenti evenienze: ti accorgi che sei arrivato solo allo step 3 of 48/ appare la finestra session expired/ l’online HR ti chiede di scrivere la tua lettera motivazionale in forma di terzine di senari giambici in rima incatenata con doppio turno alla francese e non permette di usare il tasto destro.

Siamo schedati, anzi ci autoschediamo appena fiutiamo un’opportunità vagamente vantaggiosa. Non c’è bando che non sia degno di essere tentato. Non c’e’ lavora con noi che resti illibato. Noi ci imponiamo, ci infiltriamo, ci proviamo. Flirtiamo, molestiamo, insistiamo. Ci infiliamo sotto pelle, ogni volta con una reference letter più altisonante e un curriculum vitae più stiracchiato, un layout più accattivante e un oggetto dalla spiccata funzione conativa (“Non sono spam. Mi legga prima di cestinarmi perlamordiddìo!”). 

Mi chiedo come si facesse vent’anni fa. Si andava in giro con la pila di cv, li si spedivano via snail-mail e si aspettava, perché se si aveva voglia di lavorare la chiamata arrivava, cazzo, CARTA CANTAVA. Il massimo dei voti, ottima conoscenza delle lingue, un’esperienza all’estero.. Quanti cel’avevano? Ora invece siamo una masnada. Un’orda di erasmi, leonardi, mae-crui, servi civili volontari internazionali, giovani aspiranti funzionari di ONG, figli di dipendenti statali, cugini di salumieri alluvionati, borsisti Fullbright, cacciatori di fellowship, mendicanti di scholarship, stagisti mantenuti, dottorandi con le provette in valigia, pronti a salvare il mondo dal cancro o dal surriscaldamento globale e artisti girovaghi viziati (perché per studiare all’accademia circense di Samarcanda gli ci vuole la borsa di studio dell’Unesco..).

E allora applichiamo. Perseveranti, senza paura, applichiamo. Finché un giorno, controllando la mail, di fronte all’ennesima notifica “cestinato senza essere stato letto” (ma chi l’ha inventata sta funzione crudele?? Chi è quella mente sadica e spregevole?) decideremo di cercarci un lavoro nel vecchio stile: pila di cv e pedalare. E chissà, magari ce lo troveremo anche, se non altro per aver pensato “out of the in-box”.