Chiara del blog La ScomodaMente qualche settimana fa mi aveva messo in guardia. Io avevo letto il suo post così, alla leggera, senza in realtà rendermi conto che presto mi sarei trovata nella stessa situazione o quasi.

La mia carta d’identità era ridotta ad un sudicio origami tenuto insieme da due pezzetti di scotch altrettanto malconci e pieni di briciole e tabacco. L’ultima volta che ho tentato di imbarcarmi utilizzandola come documento la hostess mi ha avvertito che lo accettava solo perché stavo tornando nel mio paese. Da quel momento, probabilmente perché a livello inconscio stavo cercando di procrastinare, ho deciso di usare solo il passaporto e di dimenticare la mia carta d’identità nella tasca interna di una borsa (sempre stando attenta che il livello di briciole e tabacco non si abbassasse mai). Oggi purtroppo mi sono rassegnata all’idea che scorrazzare per il mondo senza un documento decente è un’idea del cazzo. E sono andata all’ufficio anagrafe con le mie belle fotine fresche di macchinetta.

Io: vorrei rifare la carta d’identità.

Donnina: elettronica?

Io: quanto costa?

Lei: 25 euro e spiccioli.

Io: la voglio vecchio stile.

Lei: vedo qui che ha cambiato indirizzo. 

Io: sì, sono andata a vivere da sola.

Lei: altezza media, capelli neri, occhi neri..

Io: marroni..

Lei: stato civile?

Io: nubile.

Lei: metto “libera” o lascio in bianco?

Io: metta libera, anche se mi suona un po’ strano. Chi è sposato non è libero?

Lei: Non si dice più nubile. Sempre studente?

Ahia! La professione! Non ci avevo pensato. Attimo di panico. Vado a ripescare nel mio cv immaginario. I lavori più fighi che ho fatto non sono previsti dall’anagrafe mentre quelli che rientrano non li vorrei marchiati a fuoco sul mio documento. Ci mettiamo a tavolino e parte un’improbabile negoziazione.

Io: quali sono le opzioni?

Lei: studente, commerciante, impiegata, insegnante, pensionata, artigiana, medico, avvocato..

Io: non può mettere “libera” anche qui?

Lei: metto due stanghette e omettiamo. Con voi giovani è sempre la stessa scena, tutti i santi giorni. Metta due firmette qui e abbiamo fatto. È tutto?

Giudicata dall’impiegata comunale, cestinata senza appello nel bidone della differenziata sezione bamboccioni fannulloni non biodegradabili. Vorrei raccontarle dei miei ultimi 6 mesi di vita ma ho la gente in fila che si ostina a non rispettare l’apposita linea gialla tracciata sul pavimento. Mi guardo intorno e come nei film immagino che ognuno di loro quando la tizia ha detto “voi giovani” abbia scosso la testa con fare sconsolato e saputello.

Lei: è tutto?

Io: no, veramente dovrei anche fare un cambio di indirizzo.

Lei: dove se ne va?

Io (a bassa voce): torno dai miei..

Lei (alzando la voce di colpo): allora se vuole di nuovo essere domiciliata presso i suoi genitori deve far loro firmare questa autocertificazione che attesta che è tornata a vivere dai suoi. Ecco il fac-simile. Anche di queste ne diamo una decina al giorno..

Io: grazie e arrivederci

Lei: auguri

Ho una carta d’identità che afferma che sono una donna di statura media, capelli neri e occhi marroni che di professione fa “stanghette”. Se non altro sono libera e anche se so che per loro questo significa non coniugata libera è un bell’aggettivo e sono contenta di averlo stampato sul documento. E magari sulla prossima carta d’identità invece delle stanghette gli faccio fare una emoticon che fa la linguaccia. Perché sono giovane e bambocciona e alla fine la gente manco si aspetta che tu cresca.