"Indigo children have also been described as having a strong feeling of entitlement, or "deserving to be here."
(Wikipedia)

10 motivi per non usare FB dal computer del lavoro

È come una droga e lo sappiamo bene. Si parte con una sbirciatina e si finisce per passarci 8 ore lavorative su 8. Per alcuni è uno strumento di lavoro, per altri una macchina trita-tempo e concentrazione. E se questa non è una buona ragione eccone altre 9 che magari vi faranno cambiare idea.

1)    Perché nella fretta di staccare a fine giornata è facile dimenticare il log-off mentre è bene che il capo resti all’oscuro del fatto che siete dei feticisti dediti al bondage.

2)    Perché è scientificamente provato che il vostro capo sta su FB tutto il giorno ed è altrettanto provato che tra voi e lui esiste massimo un grado di separazione. Vi sgamerà di sicuro.

3)    Perché è garantito come la morte che avete dimenticato di disattivare l’audio e quando partirà l’ultimo pezzo di Britney o lo spezzone di Fantozzi il vostro capo, sempre presente, vi sgamerà.

4)    Perché ad un certo punto, per qualche strano allineamento astrale, scriverete nella messaggistica istantanea del lavoro pensando che sia la chat di fb e Mazinga, il cliente che assicura all’azienda una provvigione multimilionaria non apprezzerà la frase “Giampi vai a prendere il fumo perché stasera mi voglio smontare il cervello. Mazinga oggi è in sindrome pre-mestruale e mi sta smontando le balle”.

5)    Perché dopo 10 richiami il vostro computer verrà bloccato ed è possibile che il Capo Supremo vi sgami mentre da perfetti hacker violate il suo computer per taggare Giampi nelle foto delle vacanze a Ibiza.


6)    Perché, parliamoci chiaro, stare su FB brucia un sacco di energie e di denaro: avete presente cosa significhi litigare concitatamente via chat con il proprio ex sudando, piangendo, urlando e spaccando qualsiasi cosa vi capiti a tiro? Fare le drama queen stanca e la tastiera ergonomica che avete appena lanciato fuori dalla finestra costa.

7)    Perché, illudendoci per un momento che il capo non vi sgami, lo farà di certo la vostra collega rompiballe che vi ha chiesto l’amicizia 1 anno fa, senza ricevere alcun feedback ma solo la solita scusa fritta e fritta: “Ah sì? Non ci avevo fatto caso, sai, non apro FB da un anno oramai.. Niente di personale..”.

8)    Perché siete talmente delle capre della tecnologia che non avete ancora capito che gli avvisi della chat di FB possono essere disattivati e per giustificare i continui blip vi ostinate a fingere che siete voi a farli con la bocca.. (Questa è contorta, lo ammetto, la mi fa ridere il pensiero..)

9)    Perché a tutti è successo almeno una volta che il computer si bloccasse su FB proprio mentre il capo si stava avvicinando alla vostra scrivania e la scena del lancio del computer dal balcone seguita da un disinvoltissimo “non mi piaceva più..” dopo la prima volta non attacca.

 

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Roba da stagisti #2

Roba da stagisti #2

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Se la vita fosse un gioco..

Eccomi qui, di nuovo, in dirittura d’arrivo. Un’altra parentesi si chiude lasciando spazio al niente. O al tutto? Forse è proprio questa la chiave. Considerare il proprio status di outsider disoccupato come un privilegio. Il non avere legami come una libertà e non come una causa di disorientamento e frustrazione. Da quando me ne sono andata da Prato all’indomani della maturità è stata tutta una fuga, ben camuffata, s’intende, ma pur sempre una fuga alla ricerca di non si sa cosa. Di un lavoro? Di un luogo da poter chiamare casa? Di qualcuno che capisse e condividesse il mio mal d’aria? Non si sa. Fatto sta che sono quasi 9 anni che vivo da girovaga e che la sola idea di un lavoro a tempo indeterminato o di un contratto d’affitto 4+4 mi fa salire un senso d’ansia che adesso faccio fatica a tenere a bada. Quando poi, mossa dal sentimento più nobile, ho tentato di mettere radici è successo il patatrac: e menomale. Siamo punti e a capo. Si riparte dal via. Ieri qualcuno mi ha fatto conoscere un gioco in scatola. La versione italiana si chiama “Non t’arrabbiare”, dice.

Lo scopo del gioco è portare le proprie pedine al traguardo senza che gli avversari capitino sulla nostra casella. In tal caso, la nostra povera pedina deve tornare al punto di partenza. Tanto tondini, di tanti colori devono raggiungere la meta insidiando chi li precede e allo stesso tempo sfuggono dagli inseguitori che in qualunque momento possono rispedirli a casa a calci. No matter how close your goal is. Se ti beccano torni indietro, ritiri i dadi e ricominci a pedalare. Proprio come nella vita. Se torni indietro non t’ arrabbiare. Ritira i dadi e riparti guardandoti le spalle ma non da qualcuno in particolare. Spesso siamo noi i più agguerriti e subdoli boicottatori di noi stessi. Noi e le nostre tendenze, le nostre fissazioni e i nostri pregiudizi autoriferiti che puntualmente si avverano visto che l’ambiente non è altro che lo specchio di quello che siamo e di quello che pensiamo. Manca una settimana, e per la prima volta nella mia vita non ho la benché minima idea di dove capiterò. Mi limito a prendere atto del fatto che l’aereo atterra a Pisa. Per tutto il resto c’è NON T’ARRABBIARE.

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Se funziona scatta subito il Sambuca Party per le politiche italiane 2013

Se funziona scatta subito il Sambuca Party per le politiche italiane 2013

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Internship is the new black

Internship is the new black

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Il Comune di New York in imbarazzo perché fino a martedi l’application form per i matrimoni  non prevedeva ancora l’opzione marito-marito e moglie-moglie.
Al contrario, Monsignor DiMarzio, Arcivescovo di Brooklyn, non è affatto in imbarazzo quando dichiara che le parocchie e le scuole cattoliche di New York non accetteranno più premi e contributi dal Governatore Cuomo e dai rappresentanti che hanno appoggiato la legge sui matrimoni gay.

Il Comune di New York in imbarazzo perché fino a martedi l’application form per i matrimoni  non prevedeva ancora l’opzione marito-marito e moglie-moglie.

Al contrario, Monsignor DiMarzio, Arcivescovo di Brooklyn, non è affatto in imbarazzo quando dichiara che le parocchie e le scuole cattoliche di New York non accetteranno più premi e contributi dal Governatore Cuomo e dai rappresentanti che hanno appoggiato la legge sui matrimoni gay.

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Cercasi disperato, ottima retribuzione, astenersi disintossicati

God save the Village Voice, il settimanale newyorkese sulla vita mondana della Grande Mela. Ma non per le recensioni di band di nicchia o dell’ultima indicibile installazione di Pinco Pallo. Vale la pena sfogliarlo solo per godersi le ultime pagine, quelle dei “classified”, gli annunci. Si parte con i cuori solitari, le stanze in affitto e i lavoretti più o meno leciti fino ad arrivare agli annunci grotteschi.

Cercasi eroinomane/donna bipolare dipendente da psicofarmaci/adolescente che abusa di oppiacei o di crack per esperimento medico della durata di due mesi

I compensi vanno dai 500 ai 2300 dollari, a seconda di quanto uno resiste senza uscire definitivamente e irreversibilmente di senno. Geniale. Se già sto fuori come un balcone conviene almeno che capitalizzi sulla mia condizione e la usi come fonte di reddito. Se non fosse poi che, sicuro come la morte, questi soldi finiranno in eroina, psicofarmaci, oppiacei e crack, c’è ancora qualcuno che nega che questo sia il paese delle opportunità? …

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Applicare: un verbo transitivo che tale deve rimanere

La mia sfavillante carriera da job-hunter è cominciata alla fine del 2007. 93 candidature spontanee, 84 online applications, 31 richieste di collaborazione e ben 43 offerte di forza lavoro per catering e manovalanza varia. Mandare curriculum e lettere motivazionali, ognuna scritta ad hoc a seconda del bersaglio, significa UNA VALANGA DI TEMPO. Facendo un rapido calcolo incredibilmente approssimativo, direi che il tempo che ho passato a propormi come collaboratrice > dipendente > apprendista > stagista > schiava (a calare) è di circa un mese filato, senza dormire, senza mangiare e senza fare la pipì. Anzi, sono esattamente 31 virgola 375 giorni pari a 750 ore circa. Sì perche ogni lettera motivazionale è customizzata, ogni cv rimpolpato e sfoltito nei punti giusti, ogni form online ti chiede quanti peli hai sotto le ascelle, quanto prendesti al compito di geografia di quarta elementare e l’analisi swot della tua personalità nella vita precedente, in 5 righe.

Le application sono una vera e propria maledizione. Un incubo che perseguita chiunque, a tutti i livelli professionali e di istruzione. Chi è stato toccato dal malocchio dell’application  lo si riconosce subito perche inizia ad usare il verbo applicare in modo intransitivo o quantomeno in modo totalmente campato in aria (vedi “ho applicato un mese fa”, “Non sognarti di applicare per il mio stesso semestre, i posti sono pochissimi. Applica al prossimo giro!”).

Chi fa parte della “generazione Erasmus” solitamente compila la prima application form a 21 anni e poi non smette più: applica per lo stage, per il rimborso, per il concorso, per la vacanza studio, per il corso di ungherese, per il tirocinio del ministero, per la sostituzione all’asilo, per il week-end di promozione Conad, per il servizio civile, per un turno al doposcuola, per fare il volontario e per un voucher di 6 euro riservato ai figli dei salumieri residenti in zone sismiche da spendere in biglietti del pullman urbano.

Applicare online richiede tempo, energie, perseveranza e senso dell’umorismo, non per compilare i campi ma per non buttarsi giù quando, dopo ben due ore di “battitura - tab - battitura – tab”, si verifica una o più di una delle seguenti evenienze: ti accorgi che sei arrivato solo allo step 3 of 48/ appare la finestra session expired/ l’online HR ti chiede di scrivere la tua lettera motivazionale in forma di terzine di senari giambici in rima incatenata con doppio turno alla francese e non permette di usare il tasto destro.

Siamo schedati, anzi ci autoschediamo appena fiutiamo un’opportunità vagamente vantaggiosa. Non c’è bando che non sia degno di essere tentato. Non c’e’ lavora con noi che resti illibato. Noi ci imponiamo, ci infiltriamo, ci proviamo. Flirtiamo, molestiamo, insistiamo. Ci infiliamo sotto pelle, ogni volta con una reference letter più altisonante e un curriculum vitae più stiracchiato, un layout più accattivante e un oggetto dalla spiccata funzione conativa (“Non sono spam. Mi legga prima di cestinarmi perlamordiddìo!”). 

Mi chiedo come si facesse vent’anni fa. Si andava in giro con la pila di cv, li si spedivano via snail-mail e si aspettava, perché se si aveva voglia di lavorare la chiamata arrivava, cazzo, CARTA CANTAVA. Il massimo dei voti, ottima conoscenza delle lingue, un’esperienza all’estero.. Quanti cel’avevano? Ora invece siamo una masnada. Un’orda di erasmi, leonardi, mae-crui, servi civili volontari internazionali, giovani aspiranti funzionari di ONG, figli di dipendenti statali, cugini di salumieri alluvionati, borsisti Fullbright, cacciatori di fellowship, mendicanti di scholarship, stagisti mantenuti, dottorandi con le provette in valigia, pronti a salvare il mondo dal cancro o dal surriscaldamento globale e artisti girovaghi viziati (perché per studiare all’accademia circense di Samarcanda gli ci vuole la borsa di studio dell’Unesco..).

E allora applichiamo. Perseveranti, senza paura, applichiamo. Finché un giorno, controllando la mail, di fronte all’ennesima notifica “cestinato senza essere stato letto” (ma chi l’ha inventata sta funzione crudele?? Chi è quella mente sadica e spregevole?) decideremo di cercarci un lavoro nel vecchio stile: pila di cv e pedalare. E chissà, magari ce lo troveremo anche, se non altro per aver pensato “out of the in-box”.

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Post postamministrative

Osservazione #1 - In tutti questi anni ho sentito dire: “Berlusconi vince perché è un uomo comune, parla come mangia e ricalca l’italiano medio”. In un contesto politico fatto di catafalchi catatonici era lui il nuovo che avanzava. Da allora tutti hanno cominciato a rendersi conto che una campagna fatta di programmi si disperde nel frastuono di messaggi accavallati, di offese, di insinuazioni e di attacchinaggi grotteschi. Ho sentito dei pazzi che sostengono che incentrare una campagna sul personaggio e sulle suggestioni corrisponde a svilire la politica facendo il gioco di Berlusconi. Come se fosse stato Berlusconi ad aver dato il via ad una nouvelle vague della comunicazione elettorale quando in realtà non ha fatto che importare ciò che negli Stati Uniti si faceva da 40 anni. Oggi, questi stessi pazzi, inneggiano a Pisapia come se lui invece la campagna l’avesse incentrata su chissacché. I suoi manifesti recitano: “Votiamo la forza gentile che ha cambiato il vento”.

Adoro. Adorabile la grafica  adorabile il colore, adorabile il lessico e adorabile il candidato. Che c’è di male? I voti non si spostano parlando solo di commissioni antimafia, di expo, di buche sul manto stradale e di ecopass perché signori, gli elettori sono fatti di ciccia, anche i più illuminati, e hanno voglia di sognare.

Osservazione #2 - Dice: Berlusconi è uno che sa stare tra la gente. È un uomo comune. Come se essere uomini comuni fosse di per sé una virtù. Siamo circondati da uomini comuni: onesti e ladri, competenti e inetti, simpatici e sgradevoli, generosi e stronzi. Ora,nell’ottica delle politiche del 2013, visti anche i circa 15 anni di ritardo con cui la sinistra si presta a questo nuovo paradigma, che almeno se lo scelga bene questo uomo comune su cui puntare e vada a imparare qualcosa dagli staff di vari sindaci che guarda caso non corrispondono quasi mai alle indicazioni del PD (vedi Renzi, vedi Zedda, vedi Pisapia, vedi De Magistris and on and on and on..). Personalmente sono dell’avviso che un Fassino, un Franceschini, persino un Bersani avrebbero fallito miseramente contro la Moratti perché si sarebbero portati appresso il tanfo di chiuso targato PD, un partito nuovissimo nato vecchio che sa di pantofole e di frustrazione. Le elezioni non si vincono più così. Il PD se non si dà una spolverata (perché guai a dire ROTTAMAZIONE. Sacrilegio! Lesa maestà!) può vincere solo contro un morto che cammina e anche in quel caso la battaglia sarebbe strenua fino in fondo.

E allora viva la personificazioni della politica e viva la creatività dei collaboratori e delle giovani agenzie. Viva chi si sforza di combattere le banalità ridendo dell’incoscienza e dell’ignoranza dei relitti della comunicazione che ancora sono convinti che Twitter sia uno snack a base di noccioline. Viva i candidati che si affidano all’innovazione e che quando capiscono di non essere capaci lasciano il passo a chi, con difficoltà ma con perenne curiosità, riesce a far sognare gli elettori senza prenderli per il culo. PD avvisato mezzo salvato. 

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Acchitta il cid
Paura e delirio sull’Atlantico

Acchitta il cid

Paura e delirio sull’Atlantico

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Professione Stanghette

Chiara del blog La ScomodaMente qualche settimana fa mi aveva messo in guardia. Io avevo letto il suo post così, alla leggera, senza in realtà rendermi conto che presto mi sarei trovata nella stessa situazione o quasi.

La mia carta d’identità era ridotta ad un sudicio origami tenuto insieme da due pezzetti di scotch altrettanto malconci e pieni di briciole e tabacco. L’ultima volta che ho tentato di imbarcarmi utilizzandola come documento la hostess mi ha avvertito che lo accettava solo perché stavo tornando nel mio paese. Da quel momento, probabilmente perché a livello inconscio stavo cercando di procrastinare, ho deciso di usare solo il passaporto e di dimenticare la mia carta d’identità nella tasca interna di una borsa (sempre stando attenta che il livello di briciole e tabacco non si abbassasse mai). Oggi purtroppo mi sono rassegnata all’idea che scorrazzare per il mondo senza un documento decente è un’idea del cazzo. E sono andata all’ufficio anagrafe con le mie belle fotine fresche di macchinetta.

Io: vorrei rifare la carta d’identità.

Donnina: elettronica?

Io: quanto costa?

Lei: 25 euro e spiccioli.

Io: la voglio vecchio stile.

Lei: vedo qui che ha cambiato indirizzo. 

Io: sì, sono andata a vivere da sola.

Lei: altezza media, capelli neri, occhi neri..

Io: marroni..

Lei: stato civile?

Io: nubile.

Lei: metto “libera” o lascio in bianco?

Io: metta libera, anche se mi suona un po’ strano. Chi è sposato non è libero?

Lei: Non si dice più nubile. Sempre studente?

Ahia! La professione! Non ci avevo pensato. Attimo di panico. Vado a ripescare nel mio cv immaginario. I lavori più fighi che ho fatto non sono previsti dall’anagrafe mentre quelli che rientrano non li vorrei marchiati a fuoco sul mio documento. Ci mettiamo a tavolino e parte un’improbabile negoziazione.

Io: quali sono le opzioni?

Lei: studente, commerciante, impiegata, insegnante, pensionata, artigiana, medico, avvocato..

Io: non può mettere “libera” anche qui?

Lei: metto due stanghette e omettiamo. Con voi giovani è sempre la stessa scena, tutti i santi giorni. Metta due firmette qui e abbiamo fatto. È tutto?

Giudicata dall’impiegata comunale, cestinata senza appello nel bidone della differenziata sezione bamboccioni fannulloni non biodegradabili. Vorrei raccontarle dei miei ultimi 6 mesi di vita ma ho la gente in fila che si ostina a non rispettare l’apposita linea gialla tracciata sul pavimento. Mi guardo intorno e come nei film immagino che ognuno di loro quando la tizia ha detto “voi giovani” abbia scosso la testa con fare sconsolato e saputello.

Lei: è tutto?

Io: no, veramente dovrei anche fare un cambio di indirizzo.

Lei: dove se ne va?

Io (a bassa voce): torno dai miei..

Lei (alzando la voce di colpo): allora se vuole di nuovo essere domiciliata presso i suoi genitori deve far loro firmare questa autocertificazione che attesta che è tornata a vivere dai suoi. Ecco il fac-simile. Anche di queste ne diamo una decina al giorno..

Io: grazie e arrivederci

Lei: auguri

Ho una carta d’identità che afferma che sono una donna di statura media, capelli neri e occhi marroni che di professione fa “stanghette”. Se non altro sono libera e anche se so che per loro questo significa non coniugata libera è un bell’aggettivo e sono contenta di averlo stampato sul documento. E magari sulla prossima carta d’identità invece delle stanghette gli faccio fare una emoticon che fa la linguaccia. Perché sono giovane e bambocciona e alla fine la gente manco si aspetta che tu cresca.

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Anonimo asked: hi, nice blog! are you a former athlete?

yes.. long time ago, tho!

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Continua la saga dei manifesti di Stoccolma. Oggi tornando da lavoro ne ho scoperto una piuttosto buffo. Dato che il mio svedese è ancora un po’ rudimentale, ed essendo io una delle persone più ingenue e allo stesso tempo più conservatrici che esistano sulla faccia della terra, in un primo momento me la sono tradotta così: “Rendi la tua vita più vivace: apriti un negozio”. Affär in svedese significa attività commerciale ma anche, come si deduce dalla somiglianza con il termine inglese affair, rapporto extraconiugale. Una tresca insomma.
Quindi, ricapitolando: “Spice up your life! Fatti l’amante” è il claim dell’agenzia Victoria Milan che promette massimo anonimato e sicurezza. Sul sito si legge che si vive una volta sola e che se non provi non sai cosa ti perdi. Nella sezione “Ethics and Law” (perché ci vuole etica anche per tradire) la Victoria sottolinea che non celebra l’adulterio ma che il suo obiettivo è quello di aiutare le persone che si sentono in trappola nella loro relazione e che si cacano troppo addosso per divorziare. Pare che secondo le statistiche, un terzo degli utenti dei siti di dating mente sulla propria situazione sentimentale. Victoria dice “bando alle ipocrisie” e lucra su questo succulento bacino di utenza. Dice “Questo è un sito per sposati e conviventi quindi non c’è bisogno di sparare stronzate perché gli utenti si aspettano di trovare altri adulteri, quindi vai trà. Come funzia? Ti registri gratuitamente, imposti il tuo status (sposata cerca uomo, fidanzata cerca donna, sposato cerca single donna, single uomo cerca sposato uomo..), pimpi il tuo profilo con foto, video, citazioni, preferenze etc, decidi cosa ti serve (un flirt virtuale, una sveltina o una tresca lunga una vita) e inizi a spulciarti i vari profili. Hai tre modi per interagire: wink (strizzatina d’occhio virtuale), messaggio privato e messaggio istantaneo. Lasciatemi esprimere il mio apprezzamento nei confronti del wink, assolutamente valida alternativa alla totale assenza di alcun senso logico del POKE facebookkiano. 

Continua la saga dei manifesti di Stoccolma. Oggi tornando da lavoro ne ho scoperto una piuttosto buffo. Dato che il mio svedese è ancora un po’ rudimentale, ed essendo io una delle persone più ingenue e allo stesso tempo più conservatrici che esistano sulla faccia della terra, in un primo momento me la sono tradotta così: “Rendi la tua vita più vivace: apriti un negozio”. Affär in svedese significa attività commerciale ma anche, come si deduce dalla somiglianza con il termine inglese affair, rapporto extraconiugale. Una tresca insomma.

Quindi, ricapitolando: “Spice up your life! Fatti l’amante” è il claim dell’agenzia Victoria Milan che promette massimo anonimato e sicurezza. Sul sito si legge che si vive una volta sola e che se non provi non sai cosa ti perdi. Nella sezione “Ethics and Law” (perché ci vuole etica anche per tradire) la Victoria sottolinea che non celebra l’adulterio ma che il suo obiettivo è quello di aiutare le persone che si sentono in trappola nella loro relazione e che si cacano troppo addosso per divorziare. Pare che secondo le statistiche, un terzo degli utenti dei siti di dating mente sulla propria situazione sentimentale. Victoria dice “bando alle ipocrisie” e lucra su questo succulento bacino di utenza. Dice “Questo è un sito per sposati e conviventi quindi non c’è bisogno di sparare stronzate perché gli utenti si aspettano di trovare altri adulteri, quindi vai trà. Come funzia? Ti registri gratuitamente, imposti il tuo status (sposata cerca uomo, fidanzata cerca donna, sposato cerca single donna, single uomo cerca sposato uomo..), pimpi il tuo profilo con foto, video, citazioni, preferenze etc, decidi cosa ti serve (un flirt virtuale, una sveltina o una tresca lunga una vita) e inizi a spulciarti i vari profili. Hai tre modi per interagire: wink (strizzatina d’occhio virtuale), messaggio privato e messaggio istantaneo. Lasciatemi esprimere il mio apprezzamento nei confronti del wink, assolutamente valida alternativa alla totale assenza di alcun senso logico del POKE facebookkiano. 

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Locandina - Ricomincia il Grande Fratello svedese. Della serie: tanto si sa già come va a finire.

Locandina - Ricomincia il Grande Fratello svedese. Della serie: tanto si sa già come va a finire.

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Grande inchiesta
Ecco le migliori semla della città
Per questo i giovani svedesi creano gang criminali

Questa locandina del quotidiano gratuito City, oltre ad essere un buffo esempio di impaginazione inopportuna, mi ha ricordato che siamo in periodo di semle.
La semla, che al plurale non fa semle come ho scritto ma semlor (SEMLùR), è un pezzo dolce tradizionale di queste settimane dell’anno che precedono la pasqua. Sono bombe a base di farina, latte, burro, pasta di mandorle, panna montata e morte.
Se siete curiosi di toccare il diabete con un dito, cliccate qui e la renna vi aiuterà.

Grande inchiesta

Ecco le migliori semla della città

Per questo i giovani svedesi creano gang criminali

Questa locandina del quotidiano gratuito City, oltre ad essere un buffo esempio di impaginazione inopportuna, mi ha ricordato che siamo in periodo di semle.

La semla, che al plurale non fa semle come ho scritto ma semlor (SEMLùR), è un pezzo dolce tradizionale di queste settimane dell’anno che precedono la pasqua. Sono bombe a base di farina, latte, burro, pasta di mandorle, panna montata e morte.

Se siete curiosi di toccare il diabete con un dito, cliccate qui e la renna vi aiuterà.

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